Massimo Fancellu

Coaching per il team

Quanto paga la ripicca dove lavori? A Giovanna è servito per… - Massimo Fancellu

Quanto paga la ripicca dove lavori? A Giovanna è servito per…

Quanto impatta la capacità di negoziare e mediare con colleghi e capo sulla  qualità e quantità di lavoro che si riesce a produrre? E quanto incide sul "clima" che si respira in azienda?

Lavorare bene in gruppo è la base di un'azienda che funziona.
Che piaccia o meno, i Team presenti nelle realtà aziendali incidono sui risultati dell'impresa, pubblica o privata che sia. 

Potrebbero sembrare concetti un po' astratti, forse anche difficili da applicare...affatto! Ogni giorno, infatti, l'ambiente di lavoro può diventare una palestra quotidiana per cambiare in meglio le sorti della propria giornata lavorativa e dell'organizzazione di cui si fa parte.

Vediamolo in concreto, con un caso che trae spunto da situazioni reali su cui sono intervenuto con la mia attività di Team coach.  

la segretaria Giovanna e il Preside 

Giovanna è la responsabile della segreteria di un Istituto Superiore.
Subito prima dell’inizio dell’anno scolastico, il capo d’Istituto ha bisogno di collaborazione per redigere alcuni documenti urgenti. Durante la pausa caffè, perciò, il Dirigente entra in segreteria e chiede a due dei 4 impiegati di staccarsi dal loro lavoro per aiutarlo: ovviamente, le persone chiamate in causa eseguono l’ordine.

Appena rientra dalla pausa, la responsabile della segreteria scopre l’accaduto. Dato che aveva anche lei delle pratiche urgenti da sbrigare, decide di andare a parlare con il Preside e si avvia verso la sua stanza, visibilmente arrabbiata.

Appena entrata, aggredisce verbalmente il suo capo dicendogli, con tono carico d’ira: “Lei non si doveva assolutamente permettere di coinvolgere il mio personale senza il mio consenso! Che non si ripeta mai più!!!”.

Poi, senza neanche lasciargli il tempo di proferire parola, esce dalla stanza e se ne va.

Cosa voleva ottenere Giovanna aggredendo verbalmente il suo capo? 

In un caso come questo, la prima cosa che viene da chiedersi è: Giovanna ha davvero raggiunto l’obiettivo che si prefiggeva?

Se l’obiettivo era quello di sfogarsi, sicuramente esso è stato raggiunto.
Se, invece, l’obiettivo era quello di arrivare a una qualsiasi forma di accordo, di soluzione con il Preside, Giovanna si è auto-boicottata. Anche perché al Preside non è stato dato modo di spiegare quali fossero le sue ragioni.

Qualcuno potrebbe pensare che dietro l'invettiva di Giovanna ci fosse, in realtà, una strategia: in questo caso, una “messa in scena”, recitata ad arte, per raggiungere qualche obiettivo ben chiaro nella mente della segretaria. Ad esempio, facendo l'offesa, Giovanna avrebbe potuto perseguire lo scopo di far sentire in colpa il Dirigente oppure, per ripicca,  fargli venire lo spauracchio di una sua assenza per malattia , oppure ancora di ricattarlo con la minaccia di "rovinare il clima di lavoro" dentro l'Istituto da lui diretto. Quale che fosse, in ogni caso un dato è certo: si tratterebbe di una strategia sottile, ma "malata", in quanto portatrice di malessere. 

In realtà, però, dalla descrizione della situazione, non sappiamo se Giovanna avesse o meno una strategia.

7 domande da farsi prima di "partire in quarta" con gli altri

Ciascuno di noi è responsabile dei suoi comportamenti.
Diverse volte, però, agiamo d'impulso: facile così passare presto dalla parte del torto finendo anche per farci male da soli. Una strategia perdente, che non giova a nessuno! Cosa possiamo fare allora di diverso?

Con un po' di consapevolezza e allenamento, possiamo invece abituarci a seguire una strategia vincente, costruttiva piuttosto che penalizzante.
A tale scopo, prima di agire istintivamente, suggerisco di fermarsi (contare sino a 10 serve sempre!) e porsi alcune domande.
A Giovanna, infatti, sarebbe tornato utile chiedersi:

  1. Cosa voglio ottenere?
  2. Cosa vuole ottenere il Preside?
  3. Quali sono le possibili strategie per ottenerlo?
  4. Dove posso essere disposta a cedere? Dove, invece, è necessario che io sia ferma sulla mia posizione? Quali alternative ho, nel caso in cui non arrivassimo ad un accordo? 
  5. Quali argomentazioni (valori, convinzioni, bisogni e desideri del capo) posso riportare al Preside? Cosa lo convincerebbe a venirmi incontro?
  6. Quali obiezioni potrebbe farmi? Quali risposte lo convincerebbero?
  7. Quale atteggiamento da parte mia risponde di più ai suoi bisogni psicologici (es. potere, riconoscimento, autostima, ….)?

Sono domande potenti che possono veramente cambiare le carte in tavola a nostro favore se rispondiamo con sincerità e apertura. Migliorando, mano a mano, la nostra realtà lavorativa, capo o collaboratore che siamo.
Tutti, infatti, dal Dirigente all'ultimo dei dipendenti, col loro comportamento possono contribuire in maniera anche significativa a creare un'atmosfera più distesa e collaborativa dove diventa piacevole lavorare con profitto e passione.

Una dimostrazione? La rimando al prossimo articolo, dove vedremo come Giovanna avrebbe potuto negoziare e mediare col Dirigente seguendo le domande citate sopra e i 7 passi per condurre una trattativa vincente.

Massimo Fancellu
 

Sono un formatore e un Coach professionista specializzato nello sviluppo dei Team aziendali. Col mio metodo “TEAM IN 3 PASSI” aiuto i Team di lavoro che vogliono essere più efficaci ed efficienti. Questo in azienda significa lavorare con più affiatamento, maggior benessere e aumentare la produttività del gruppo.

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