Massimo Fancellu

Coaching per il team

Come gestire le provocazioni senza subire - Massimo Fancellu

Come gestire le provocazioni senza subire

Pur partendo con le migliori intenzioni capita, a volte, di ritrovarsi a vivere situazioni spiacevoli con le altre persone.
E' capitato anche a te?
Diversi i motivi all'origine di questa difficoltà nelle relazioni, che in parecchi casi si verificano proprio con le persone care, familiari e amici a cui si vuole bene.

Di recente, una signora che sto seguendo in un percorso di coaching mi ha raccontato un episodio di disagio e velato conflitto da lei vissuto con sua mamma in una banale circostanza quotidiana.
Naturalmente, la mia cliente me ne ha parlato affinché la aiutassi a capire dove aveva sbagliato e cosa poteva fare di diverso per gestire in modo più sano ed efficace queste incomprensioni.

Metti un pomeriggio una tinteggiatura in famiglia...

Un pomeriggio, mi racconta, lei e suo marito decidono di rinfrescare una piccola casetta in campagna di cui sono proprietari, tinteggiando le pareti. Con loro, in campagna, si reca anche la mamma di lei, con l'intenzione di aiutarli nei lavori.
Mentre il marito inizia a dare le prime pennellate di bianco seguito dalla suocera per le pulizie a terra, la mia cliente si occupa di altre attività domestiche, fra cui togliere la ruggine da alcune maniglie.
Attività che, però, per qualche oscuro e irrazionale motivo, non aggrada molto a sua mamma.

Convinta che sua figlia stia perdendo tempo, la signora inizia, perciò, a punzecchiare in maniera più o meno velata la figlia, denigrando con battute pungenti il suo lavoro anti-ruggine.
La figlia cerca di mantenere la calma, non reagendo alle provocazioni e concentrandosi su ciò che sta facendo.

Dopo un po', però, si accorge di alcune sbavature alle pareti e le segnala al marito, invitandolo anche ad accelerare per riuscire a completare la tinteggiatura prima che arrivi il buio.
La mamma interviene nuovamente, deplorando le richieste della figlia, con frasi sarcastiche del tipo "Ma no, non vedi che il muro è già bianco e non c'è bisogno di passare altra pittura?", oppure anche "Lascialo fare, anziché intrometterti in ciò che sta facendo tuo marito", ed ancora "Ah sì, avere le maniglie lucide era la cosa più importante da fare, oggi, eh...".

Cosa ha fatto la figlia di fronte a queste continue provocazioni di sua madre?
A quanto mi ha riferito, è rimasta zitta, sopportando e sforzandosi di lasciar correre, mentre però in lei montava un bel po' di rabbia per come si sentiva trattata e, soprattutto, perché vedeva sfuggire il suo obiettivo di completare il lavoro nei tempi prefissi.
La serata si è poi conclusa con il rimandare ad un altro giorno il completamento dei lavori di tinteggiatura della stanza e di lucidatura delle maniglie. Oltre che con un forte mal di testa portato a casa dalla mia cliente come "premio" per il modo passivo con cui ha subito le interferenze inopportune della madre.

Una storia di tinteggiatura e provocazioni

Una storia di tinteggiatura e provocazioni

Quali strategie per non subire e raggiungere il risultato

Terminato il racconto, la mia cliente mi ha chiesto: "Ma c'era qualcosa di diverso che potevo fare nel gestire la relazione con mia mamma?".
Da coach, lavoro non per dare io risposte pre-confezionate ma per aiutare la persona a trovare da sola la soluzione più appropriata al suo modo di essere in quel momento.

Per questo, le ho chiesto: "C'è un momento in cui ti sei accorta che la situazione stava prendendo una brutta piega?'".
Al che lei, prontamente, mi risponde: "Certo, dal tono con cui parlava, quasi subito ho percepito che quel giorno mia mamma aveva la luna storta e che si stava divertendo a punzecchiarmi."

"Molto bene", le ho detto, "e cosa avresti potuto fare a quel punto di diverso?".

"Beh, ragionandoci un attimo, avrei potuto chiamare in disparte mio marito, parlare con lui di quello che mi aspettavo di concludere in quel pomeriggio di lavoro e chiedere la sua collaborazione su come organizzarci per finire in serata quel lavoro. Son sicura che, se ne avessi parlato per tempo con mio marito, che è una persona ragionevole, ci saremmo potuti organizzare meglio coi compiti completando così la tinteggiatura. E, soprattutto, forte di quanto concordato con lui, lo avrei avuto dalla mia parte per rispondere con calma alle provocazioni di mia madre, spiegandole con serenità il motivo delle mie richieste di rispetto dei tempi. Ovviamente, non potevo aspettarmi questo aiuto da mio marito avendolo, invece, tenuto all'oscuro delle mie esigenze".

"Ottima riflessione", le ho risposto, "quindi, ora sei in grado di dirmi cosa hai imparato da questa delusione per il tuo obiettivo non raggiunto e dal mal di testa che ne è conseguito".

Fermarsi e accettare la situazione: il primo passo per migliorare le relazioni

La considerazione finale della mia cliente, su cui mi ha trovato completamente d'accordo, è stata che, piuttosto che indignarsi, rimaner male e soffrire per il comportamento dell'altro, un atteggiamento mentale più benestante ed efficace è quello di imparare a prendere atto velocemente del contesto.
Anziché continuare ad agire d'impulso, a quel punto, avere la prontezza di fermarsi un attimo, quando si è ancora in uno stato di maggior lucidità e serenità, permette di decidere la strategia e azione più appropriate per quella specifica situazione.
Difficile, in genere, infatti, riuscire ad avere la stessa consapevolezza quando ormai ci siamo fatti sopraffare dalle emozioni.

La mia cliente ha concluso il nostro incontro di coaching ponendomi una domandona:" Ma fermarsi e saper leggere il contesto è un'abilità alla portata di tutti?".
"Di tutti no", ho replicato io, smontando per un attimo le sue aspettative, "la capacità di saper cogliere i segnali deboli e intervenire con risposte adeguate appartiene, innanzitutto, solo a quelle persone disposte a mettersi in discussione senza vittimismo, che afferrano con entusiasmo le tante opportunità quotidiane per sperimentarsi con nuove e più proficue abitudini nelle relazioni. Tu a quale categoria senti di appartenere?" le ho chiesto, infine.
Il suo solare sorriso mentre mi salutava sulla porta del mio ufficio è stata la risposta con cui ha ripagato abbondantemente il mio sostegno da coach.

Massimo Fancellu
 

Sono un formatore e un Coach professionista specializzato nello sviluppo dei Team aziendali. Col mio metodo “TEAM IN 3 PASSI” aiuto i Team di lavoro che vogliono essere più efficaci ed efficienti. Questo in azienda significa lavorare con più affiatamento, maggior benessere e aumentare la produttività del gruppo.

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