Massimo Fancellu

Coaching per il team

Gestire le emozioni? Ci aiuta l'equalizzatore mentale! - Massimo Fancellu

Gestire le emozioni? Ci aiuta l’equalizzatore mentale!

A cosa serve un equalizzatore?
A eliminare o ridurre le distorsioni, i difetti nella trasmissione dei segnali. Dunque, a stabilizzare, regolarizzare. 

E allora, perché non usare proprio un "equalizzatore mentale" per comunicare in maniera più aperta e chiara con gli altri? Un equalizzatore che ci permetta di relazionarci senza attriti e contrasti, padroneggiando meglio le emozioni? 

Un'idea strampalata? Non proprio, visto che Giada (nome di fantasia di una donna che sto seguendo in un percorso di coaching) è riuscita a gestire meglio la sua rabbia e a confrontarsi più serenamente in famiglia e col suo capo giusto appunto grazie ad un immaginario equalizzatore.
Un equalizzatore per gestire le emozioni nato e "costruito" da Giada proprio durante una sessione di coaching!

Gestire le emozioni è una delle "life skills" sulle quali mi capita di lavorare più di frequente.
In questi casi, una delle strategie che funziona e uso più spesso coi miei clienti è quella di invitarli a far ricorso alla loro capacità di visualizzare e immaginare.

L'immaginazione influenza le nostre emozioni 

Molte persone non sanno che:

una parte considerevole delle nostre risposte fisiologiche agli eventi deriva dal significato che diamo loro. Ovvero: in buona parte, le emozioni che proviamo nascono dalla nostra rappresentazione, interpretazione mentale dell'evento e non dall'evento in sé.

Un piccolo esempio sul nesso fra immaginazione ed emozioni

Lo spiego meglio con un esempio.
Un collega prende qualcosa dalla mia scrivania senza chiedermi il permesso: se io mi dico che lo ha fatto perché è sovrappensiero (e, quindi, dimenticandosi in buona fede di chiedermelo), probabilmente glielo farò notare con un tono fermo, ma senza sentirmi scontroso, risentito o arrabbiato.

Semplicemente perché arrabbiato non sono: penso che sia normale distrarsi e penso, altrettanto normalmente, che sia normale "dare la sveglia" al collega distratto.

Al contrario, potrei però interpretare il suo gesto come un dispetto voluto nei miei confronti e potrei, a prescindere, considerare maleducate tutte le persone ogni qual volta prendono qualcosa senza chiedere il permesso.
In questo caso, sarò molto più portato ad arrabbiarmi e a trattare il collega in modo decisamente più aggressivo. Oppure, ad apparire contrariato, pur rivolgendomi a lui con un tono apparentemente cortese. 

Le nostre emozioni, quindi, sono in parte frutto della nostra immaginazione. Possiamo, perciò, utilizzare a nostro favore questo aspetto delle emozioni.

Vediamo, quindi, come Giada ha usato questo principio per gestire la sua rabbia positivamente. 

Gestire la rabbia? Il caso di Giada, cliente in coaching

Durante un colloquio di coaching, Giada mi spiega, appunto, che vorrebbe discutere col suo capo alcuni punti del suo contratto di lavoro. Ma non lo fa perché è fortemente delusa: dall'atteggiamento del suo capo e dalla scarsa chiarezza dello stesso riguardo al suo contratto. 

Giada è arrabbiata e, al contempo, ha paura di non riuscire a gestire la rabbia che, in questo momento, sente di provare.

"Mi conosco e so che, quando sono arrabbiata, posso reagire in due modi opposti: non dico niente, oppure sbotto e mi comporto in modo furioso, sbattendo le cose ed arrivando ad insultare le persone con le quali sono arrabbiata."

Giada mi racconta che è come se le mancassero "le vie di mezzo"; col suo capo, perciò, ha preferito non affrontare l'argomento per non creare fratture irreparabili.
Decisione saggia, dato che il suo rapporto di lavoro è in una fase iniziale.
Decisione, però, sostenibile ancora per poco.

"Vorrei essere in grado di riuscire a gestire diversamente le mie reazioni, di trovare la giusta via di mezzo per esprimere quello che sento senza creare divergenze con gli altri".

L'equalizzatore delle emozioni offre più possibilità di scelta

"Se ho capito bene, quando provi rabbia è come se tu avessi davanti a te un equalizzatore, una levetta o una manopola con solo due livelli: fuga o attacco senza filtri", sintetizzo io, prima di riprendere...

..."E che, quindi, potrebbe servirti arricchire questo equalizzatore con altri livelli intermedi: questo ti permetterebbe di avere più opzioni di risposta e di poter scegliere la reazione più idonea in base ai diversi stimoli che ti fanno arrabbiare". 

Il principio è molto semplice: se rispetto ad un determinato stimolo (una persona che non ci dà le risposte che aspettiamo, ad esempio) non siamo abituati ad individuare delle alternative, è abbastanza naturale rispondere sempre nello stesso modo.
E questo stesso modo, in alcuni casi, può essere controproducente.

Avere alternative di risposta, quindi, ci permette di essere più liberi e più efficaci nella comunicazione.

Da qui in poi, l'incontro di coaching diventa più facile: Giada ragiona su sé stessa e su come è fatta, per inserire le opzioni di risposta più compatibili col suo modo di essere

Gestire la rabbia con l'equalizzatore mentale

Un equalizzatore a più "gradazioni" per gestire diversamente la rabbia

Giada individua, così, almeno altre quattro opzioni:

  • Sbatto le cose (porte, penne, block notes, ecc.) per manifestare la rabbia, ma senza dire niente
  • Alzo la voce ma, al contempo, esprimo anche quello che sento e che mi aspetto, ecc.
  • Discuto civilmente e mi confronto, senza alzare la voce; dico quello che penso e che voglio; ascolto, anche in funzione di trovare un possibile accordo 
  • Chiudo le comunicazioni e vado via

Con ben quattro nuove opzioni, l'equalizzatore mentale di Giada è ora decisamente più vario e completo per consentirle di trovare risposte efficaci. Non è tutto, però.
Ora occorre che Giada sperimenti e regoli il suo "strumento" nelle diverse situazioni.

Come applicare l'equalizzatore

Secondo Massimo Bruscaglioni, il più autorevole esperto di self empowerment in Italia:

per poter mettere in pratica un nuovo comportamento occorre prima pensarlo. Poi, occorre sperimentare il comportamento pensato, per verificare se i risultati coincidono con le aspettative.

"Mi ricorderò di applicare l'equalizzatore?" si chiede, a questo punto, Giada.

Ragioniamo assieme su cosa può esserle utile per ricordarsi di applicare l'equalizzatore le prossime volte in cui si sentirà arrabbiata; Giada stabilisce di immaginarlo e rappresentarlo come una manopola, simile a quella di una lavatrice.

Poi, con una visualizzazione, si immagina mentre usa l'equalizzatore.
Chiudiamo l'incontro con l'impegno, da parte di Giada, di applicare l'uso dell'equalizzatore la prossima volta in cui una situazione (lavorativa o familiare) la porrà di fronte alla necessità di gestire la sua rabbia. 

Funziona veramente? Dipende da...

Se ti sei posta o posto questa domanda, è legittimo: da coach, io sono abituato a veder funzionare certi "strumenti" che, spesso, sono i miei stessi clienti ad inventarsi. Forse, però, tu non sei uno di loro. 

In più, ciascuna persona ha i suoi tempi di risposta  che non sono né meglio, né peggio dei tempi di risposta degli altri, sono semplicemente i suoi tempi.

Nel caso di Giada, posso considerarmi un coach fortunato.
Nell'incontro successivo, la mia cliente mi racconta che ha già iniziato ad applicare con successo l'equalizzatore in famiglia. E che si sta preparando a testarlo, appena possibile, anche col suo capo!

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Venerdì 23 novembre 2018


Massimo Fancellu
 

Sono un formatore e un Coach professionista specializzato nello sviluppo dei Team aziendali. Col mio metodo “TEAM IN 3 PASSI” aiuto i Team di lavoro che vogliono essere più efficaci ed efficienti. Questo in azienda significa lavorare con più affiatamento, maggior benessere e aumentare la produttività del gruppo.

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