Massimo Fancellu

Coaching per il team

Cosa funziona per motivare le persone - Massimo Fancellu

Cosa funziona per motivare le persone

Molti degli imprenditori e dirigenti che ho conosciuto sostengono che i dipendenti devono essere motivati per contratto e che, siccome ricevono un compenso per il loro lavoro (lo stipendio), devono lavorare contenti di farlo.

E allora si lamentano -senza fare niente- salvo arrabbiarsi o attuare ritorsioni invece di andare a fondo al problema. La ragione per cui spesso ci si ferma in superficie riguarda la visione del proprio ruolo.

Infatti, molti dirigenti e/o imprenditori pensano “Motivare i collaboratori non fa parte dei miei compiti”.

Ma vorrei chiederti: chi dovrebbe farlo, io? Un altro mio collega che li vede per 1, 2, 3 giorni, 1 settimana all’anno, nel migliore dei casi, al posto tuo, che lavori fianco a fianco con loro ogni giorno?

Motivare è una delle tipiche responsabilità di un imprenditore e di un dirigente e, quindi, fa parte del tuo ruolo di guida del team, è un tuo compito.          

Se non ne hai voglia o non vuoi dedicare tempo a questa attività, evita per favore di lamentarti, però.

Persone diverse, leve motivazionali diverse

Fra l'altro, dire che una persona è demotivata è commettere un errore semantico: in realtà, ognuno ha le sue motivazioni, solo che semplicemente possono essere diverse rispetto a quelle che, magari, ti aspetti tu. 

Chiarisco con un esempio: da capo, potresti pensare che dovrebbe essere ovvio per un collaboratore impegnarsi di più se ha la prospettiva di un premio in denaro o di un guadagno maggiore.
Questa visione non tiene conto, però, dell'individualità e delle leve motivazionali specifiche di ciascuna persona.
Se quel collaboratore è una persona idealista, ad esempio, sarà spinto ad impegnarsi di più sul lavoro se sente di farlo per una buona causa, in risonanza coi suoi valori, piuttosto che in vista di un maggior introito economico.   

Perciò, per motivare qualcuno ciò che più conta è capire quale è la sua motivazione specifica, ovvero bisogna essere bravi a individuare l'insieme di forze, di valori che agiscono su quella persona tanto da portarla ad attivare le proprie energie per fare qualcosa.  

Trascurare le leve motivazionali individuali delle persone, sia esso un dipendente o magari un ragazzo che vogliamo spronare a studiare di più, ad esempio, è un "ottimo modo" per uscirne scornati e sfiancati nelle nostre energie. Non solo: esiste anche un rischio concreto che il nostro intervento risulti, al contrario, demotivante per la persona. 

motivazione allo studio

motivazione allo studio

Anche coi figli, saper motivare li aiuta nello studio

Come accennavo, usare le strategie corrette per motivare porta indubbi benefici, non solo in azienda ma anche a casa.
E a questo proposito, posso portarti una testimonianza diretta.

Quando 6 anni fa nostra figlia Valentina iniziò la scuola elementare, nei primi mesi avemmo qualche difficoltà con lei sulla gestione dei compiti per casa. Infatti mia moglie, abituata da studentessa a studiare subito dopo pranzo (cosa che le permetteva poi di avere un discreto tempo libero in serata), pretese di far seguire lo stesso metodo anche a nostra figlia.
Per mia moglie quello era il metodo migliore e altrettanto pensava dovesse essere per la bambina.

Peccato però che Valentina, per sua indole, è più "naif" e meno strutturata rispetto a mia moglie. La bambina, perciò, da un lato cercava di obbedire e stare dietro alle indicazioni della mamma ma nei fatti, però, remava contro inconsciamente: ogni pretesto era buono per distrarsi, infatti, tanto che spesso il tempo dedicato ai compiti si allungava clamorosamente, andando a impattare anche col seguito dell'organizzazione della serata!

Dopo qualche tempo di "lotte e sermoni" inconcludenti passati a convincerla a concentrarsi per completare subito i compiti, mia moglie ha alzato bandiera bianca. Ciò che per lei appariva come la strategia migliore nei fatti con Valentina non funzionava. Ha chiesto così alla bambina come le sarebbe piaciuto organizzarsi riguardo ai compiti, lasciandola libera di scegliere in autonomia tempi e modi. Con un'unica raccomandazione: essere un'alunna responsabile, a casa come a scuola.

Sai com'è andata a finire? In poco tempo, Valentina si è effettivamente responsabilizzata parecchio riguardo al suo impegno scolastico ed è riuscita a organizzarsi agevolmente con gli orari di studio, senza più stress in famiglia.
In sintonia col suo spirito estemporaneo, ora alterna giorni in cui si butta a capofitto sui compiti subito dopo la scuola ad altri in cui si dedica allo studio decisamente più tardi. In entrambi i casi, il risultato è che i compiti hanno smesso di essere un problema di mia moglie e sono diventati un impegno (quasi sempre piacevole) gestito in modo sereno e responsabile da nostra figlia.

Come sarebbe andata avanti se mia moglie si fosse incaponita nel volerle inculcare il suo metodo di studio?
Pensi che la bambina si sarebbe motivata di più a studiare e ad apprezzare la scuola? Sarebbe forse diventata più responsabile e curiosa di imparare?
Lascio a te le riflessioni del caso.

Il bravo motivatore riconosce e usa le spinte individuali

E quindi, tornando all'azienda, da responsabile di un Team, cosa conviene fare per circondarti di persone motivate, appassionate e alacri nel proprio lavoro? 

Il modo migliore e più efficace per incidere sulla voglia di lavorare dei dipendenti è quello di intervenire a monte: la fase di selezione è il momento più idoneo perché permette di scegliere i candidati proprio in base al loro tipo di motivazione.
Chi fa bene il selezionatore riesce infatti ad accorgersi, durante test o colloqui, quanto chi cerca quell'impiego lo faccia per una sua autentica aspirazione a realizzarsi in quel ruolo quanto piuttosto perché spinto da motivazioni blande e generiche, non in linea con la sua vera vocazione (ad esempio, solo per avere uno stipendio o per accontentare le aspettative della famiglia...).

Ok, d'accordo, prevenire è meglio che curare, certamente questo sarebbe l'optimum...ma per tutti quegli imprenditori che devono, invece,  fare i conti con i collaboratori già in organico?  

Con chi già fa parte del team di lavoro, invece, bisogna agire un po' diversamente. 
Per avere il massimo (non forzato, ma convinto e spontaneo) dai propri collaboratori, infatti, chi gestisce dovrebbe acquisire abilità nel capire quali sono le forze che più spingono a muoversi, a darsi da fare ogni singola persona dello staff.
Partendo da un principio prezioso: 

ciò che motiva te non necessariamente motiva un'altra persona. 


Tenere conto dell'individualità personale di ciascun collaboratore è la chiave per ragionare e individuare poi le leve motivazionali più opportune per farla smuovere. 
Di quali siano e come usare le leve per motivare ho parlato in un altro articolo: ti invito a leggerlo, se il tema della motivazione affascina anche te!  

Massimo Fancellu
 

Sono un formatore e un Coach professionista specializzato nello sviluppo dei Team aziendali. Col mio metodo “TEAM IN 3 PASSI” aiuto i Team di lavoro che vogliono essere più efficaci ed efficienti. Questo in azienda significa lavorare con più affiatamento, maggior benessere e aumentare la produttività del gruppo.

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