Massimo Fancellu

Coaching per il team

Strategie di motivazione… per genitori! - Massimo Fancellu

Strategie di motivazione… per genitori!

Pochi giorni fa i nostri figli hanno ripreso ad andare a Scuola. Per i genitori dei più piccoli iniziano le vacanze e per i genitori dei ragazzi più grandi sta per cominciare il secondo lavoro: i motivatori.

Ogni anno, a partire dalle elementari, si riparte con il problema dei compiti: per la maggior parte dei ragazzi (e mi rendo conto che la considerazione è banale) non farli è meno faticoso che farli, quindi può capitare che cerchino di "svicolare".

Nel frattempo, noi genitori ci sentiamo responsabili per il loro rendimento scolastico. E, per i compiti, talvolta si scatenano delle vere e proprie lotte all'arma bianca. Sfiancanti.

E allora cosa fare? 
In questo primo articolo sulla motivazione allo studio, voglio indicarti alcuni dei motivi per i quali la propensione a studiare dei nostri figli può essere bassa. Le considerazioni che faccio sono basate, oltre che sulla mia esperienza di coach aziendale, su quella fatta come "papà" di una bambina di 10 anni che, dopo alcuni momenti di crisi alle elementari, trova facile e piacevole studiare.

Va da sé che, se tuo figlio studia regolarmente, leggere questo articolo non ti serve a niente.

Perché tuo figlio ha poca voglia di fare i compiti

Quando si vuole intervenire per raggiungere un qualsiasi obiettivo, una delle prime cose da capire è "come funzionano le cose" e, in questo caso, capire prima di tutto quali sono le ragioni che portano un bambino o un ragazzo a non studiare.

Una volta capite queste ragioni, è molto più facile capire in che modo intervenire mentre, e lo dico per esperienza, se non le conosci rischi di continuare a "battere" su aspetti controproducenti.

Pensando alla mia esperienza, le ragioni che spingono un ragazzo o un bambino lontano dai compiti sono diverse: 

  • ci sono cose che trova più divertenti o stimolanti
  • le cose che studia non gli piacciono
  • non si sente in grado di fare i compiti
  • non riesce a concentrarsi
  • non capisce l'utilità che i compiti hanno per lui
  • non ha una buona relazione con l'insegnante
  • non fare i compiti è una forma di ribellione e autodeterminazione   
  • Sente troppa pressione, troppe aspettative, nei suoi confronti, rispetto ai compiti e al risultato scolastico
  • Sente troppo poco interesse, da parte dei genitori, per il suo risultato scolastico
  • Sente che non è necessario affannarsi per fare i compiti perché qualcuno (mamma o papà) lo affiancherà in questo faticoso momento

A chi serve fare i compiti?

Prima di salutarti, mi voglio concentrare sull'ultima delle possibili motivazioni che ti ho appena indicato: la scarsa chiarezza su chi sia ad avere interesse per i compiti.

Per spiegarti la questione, ti chiedo di immaginare questa scena.

Alcuni giorni fa hai siglato un nuovo contratto di lavoro. I primi giorni li hai passati a girare per l'azienda e capire dove ti trovavi e stamattina, finalmente dovresti iniziare a lavorare sul serio... peccato che ti sei alzato tardi! Con la consapevolezza di "essere in difetto" cerchi di sbrigarti e salti la colazione e...

... e quando stai per uscire, squilla il campanello di casa: apri e davanti alla porta trovi il tuo capoufficio che ti dice che, visto che sei in ritardo, ha pensato di passarti a prendere così arrivi prima.

Sono sicuro che sentiresti, nei suoi confronti, una grande gratitudine. La prima volta.

Ma come reagiresti se, tutti i giorni, ti venisse a prendere per agevolare la tua andata al lavoro?

Penso che, alla lunga, penseresti che andare al lavoro interessa più al tuo capo che a te, e non ti sforzeresti più di tanto a prepararti per tempo, tanto poi lui ti viene a prendere!

Se ti sei immedesimato nell'esempio, immagina di essere un bambino o una bambina e, al momento di fare i compiti, arriva tua madre e inizia a controllare il tuo diario e, poi, si siede a fianco a te e inizia a chiederti di fare i compiti e ti corregge spesso perché vuole che siano perfetti...

Probabilmente , penseresti che fare i compiti è più importante per i tuoi genitori che per te.

Probabilmente, tuo figlio penserebbe la stessa cosa.

La morale di questo esempio è questa: se tuo figlio pensa che  compiti interessino te, perché dovrebbe farli lui?

Ebbene si, la nostra sfida come genitori è essere presenti ma ricordandoci che la vita è la loro e... anche i compiti!

Massimo Fancellu
 

Sono un formatore e un Coach professionista specializzato nello sviluppo dei Team aziendali. Col mio metodo “TEAM IN 3 PASSI” aiuto i Team di lavoro che vogliono essere più efficaci ed efficienti. Questo in azienda significa lavorare con più affiatamento, maggior benessere e aumentare la produttività del gruppo.

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