Massimo Fancellu

Coaching per il team

Photo coaching: quando le immagini fanno parlare l’anima - Massimo Fancellu

Photo coaching: quando le immagini fanno parlare l’anima

A cosa serve il coaching?
A tirar fuori  ciò che hai già dentro (in modo organizzato)! Così potrei riassumere, in maniera spicciola.
Ma, a volte, capita che la ragione, quando è usata come unico strumento di valutazione e orientamento, freni e, addirittura, faccia tacere ciò che di autentico si muove a livello interiore.

In questi casi, per uscire dall'impasse occorrono strategie e mezzi alternativi, capaci di dar voce ad aspetti di noi meno razionali ma altrettanto, e forse, più importanti.
Strategie e mezzi che un bravo coach deve conoscere e saper padroneggiare!

Per questo, la scorsa domenica 8 luglio (rinunciando ad una giornata di mare, e questo dice tutto!) son corso al volo a Cagliari ad aggiungere un altro potente strumento alla mia "cassetta degli attrezzi" da formatore: il Photo coaching.

"I see you": il metodo del coach Davide Tambone per conoscere sé stessi e l'altro con le foto

Parlare di Photo coaching è parlare di una novità assoluta. 
Significa parlare di un mix formativo incredibile fra la praticità del coaching e l'emotività delle immagini: due mondi che, ora, si incontrano e lavorano assieme per lo sviluppo della persona (o del Team), grazie allo straordinario modello "I see you" creato dal collega Davide Tambone (Master certified coach ICF).

E' noto che ogni attività artistica facilita l'accesso al proprio inconscio e alla propria creatività.
Quindi, anche a nuove possibilità, inclusa quella di rimettere in discussione idee preconcette che uno ha su sé stesso o sul mondo. 

Anche la fotografia è un veicolo per accedere alle potenzialità del nostro lato artistico.
E Davide, di fotografia è appassionato ed esperto.
"I see you" , perciò, è la sua intuizione geniale per dare voce a ciò che le foto possono esprimere, raccontare, suggerire su noi stessi e su ciò che ci sta intorno.

Non divinazione, però! Infatti, l'esperienza da coach viene a questo punto in aiuto per evitare di perdersi nel rischio di fantasie poco applicabili nella realtà.
E questa è una differenza non da poco!

Il coaching interviene per tradurre con metodo i messaggi, le indicazioni, le sensazioni provenienti -attraverso le foto- dal nostro mondo interiore in piani operativi concreti e, quindi, realizzabili.

I 4 format base per lavorare col Photo coaching

A questo punto, giustamente, immagino che tu sia curioso di sapere come si sviluppa un incontro di Photo coaching...
Per lavorare con le fotografie attraverso il coaching, si può ricorrere ad almeno 4 diverse procedure: 

  1. Il cliente fotografa sé stesso.
    Niente selfie, però, ma un autoscatto "al buio", senza potersi vedere, "aggiustare" prima di scattare; nell'autoritratto "a scatola chiusa"  emergono parti di sé stessi che, in genere, non vediamo.

  2. Il cliente viene fotografato da altri.
    In questo caso, sarà il coach, o i familiari, gli amici, i colleghi o, addirittura, terze persone a  immortalare il soggetto con degli scatti.

  3. Il cliente fotografa altro diverso da sé.
    Con questa modalità, l'attenzione si sposta su ciò che la persona cattura con le foto intorno a sé,  e questo restituisce informazioni interessanti sulla sua visione e interpretazione della realtà circostante. 

  4. Il cliente sceglie e analizza foto fatte da altri.
    Alla persona, in quest'ultimo caso, viene chiesto di selezionare le foto per lui più significative pescando in un ventaglio di immagini già esistenti (prese da Internet, fatte da amici, proposte dal coach). 

Naturalmente, partendo da questi quattro format base, un bravo coach potrà decidere di lavorare col Photo coaching anche mediante altre varianti. E questo rientra nell'approccio morbido ed elastico tipico del coaching che rifugge dagli schemi troppo rigidi per adattarsi, senza forzare, alla situazione specifica del momento.

Silenzio, parlano le foto. A volte, il coaching efficace è muto. 

Ad esempio, in base alla circostanza,  si potrebbe benissimo attivare addirittura un intero incontro di coaching in silenzio
In tal caso, a parlare sono solo le immagini: il cliente sceglie una foto, il coach risponde proponendo un'altra immagine e così via, in un muto scambio che termina con l'ok, lo stop da parte della persona, non appena si ritiene soddisfatta delle "risposte" e dei risultati ottenuti attraverso l'osservazione delle foto.
Il coaching silenzioso è davvero incredibile: sperimentarlo fa capire bene il potere evocativo e simbolico racchiuso in ogni scatto fotografico.
Basti pensare che tutto il lavoro avviene senza che il coach conosca minimamente l'obiettivo specifico che il cliente ha in mente! Questo non toglie però chiarezza e valore ai risultati ottenuti su cui, tutt'al più, si può intervenire con una rielaborazione più razionale durante un colloquio successivo (a parole!).

Giorni fa, inoltre, ho testato subito il metodo "I see you" con una mia cliente in coaching: i risultati sono stati veramente notevoli. 
Anche in questo caso, ho adattato il metodo ai bisogni specifici della persona (che voleva lavorare sul riconoscere e dare spazio alla sua identità): anziché una, son state quattro le immagini scelte dalla cliente (non voleva, infatti, rinunciare a nessuna delle quattro) e altrettante son state quelle da lei "pescate al buio" da un mazzo di "foto carte" che le ho messo a disposizione.
Ciò che è stato davvero sorprendente e significativo è la naturalezza con cui la signora è stata capace di abbinare, confrontare e "leggere" i messaggi delle otto fotografie fino a individuare risposte chiare su come agire per soddisfare tre suoi bisogni individuali prioritari.

Quale che sia la modalità applicata, comunque, un punto rimane fermo, però. 

Mai il coach (se fa bene il suo lavoro) interverrà per dare giudizi o trarre conclusioni sulle fotografie scelte dal cliente.
Da coach, infatti, sa bene che il suo compito è solo quello di agevolare la persona (o il gruppo) ad esplicitare delle risposte e far emergere delle risorse già presenti dentro. 
Photo coaching - I see you

In quali casi è utile il Photo coaching

Ma, più in dettaglio, su quali obiettivi può essere utile lavorare col Photo coaching?
Quando è da preferire rispetto ad un colloquio di coaching più canonico?

Come già dicevo in premessa, ci sono alcune situazioni o momenti che si prestano bene ad essere affrontati usando le immagini col metodo "I see you"; in particolare:

  • per aiutare il cliente a superare determinate difficoltà in alcuni ambiti specifici della sua vita con attività aggiuntive esperienziali
  • per far emergere aspetti di sé più istintivi e meno razionali, quando ritenuti necessari per sbloccare delle criticità
  • nei Team di lavoro, per aiutare il gruppo a individuare e costruire efficacemente la propria identità, missione e visione aziendale, ovvero il senso del proprio essere squadra

In tutti questi casi (o in altri simili) sono sicuro che il Photo coaching ideato dall'amico Tambone può rivelarsi davvero una carta vincente per aggiungere qualità, sorpresa ed efficacia ad un tradizionale percorso di coaching.
Per questo, sono grato a Davide per quest'opportunità di crescita e di maggior benessere messo a disposizione di tutti col Photo coaching; sicuramente, non mancherò di usare questo metodo ogni qual volta lo riterrò idoneo per far stare meglio e lavorare meglio persone, Team e aziende.  
Un metodo che conferma qualcosa in cui io già credo...

Se ti poni in ascolto tutto ti parla. Anche le immagini, vere e proprie chiacchierone!
Massimo Fancellu
 

Sono un formatore e un Coach professionista specializzato nello sviluppo dei Team aziendali. Col mio metodo “TEAM IN 3 PASSI” aiuto i Team di lavoro che vogliono essere più efficaci ed efficienti. Questo in azienda significa lavorare con più affiatamento, maggior benessere e aumentare la produttività del gruppo.

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